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PostHeaderIcon Opinioni&Idee

PostHeaderIcon Banda radioamatoriale dei 60 m

Buona sera da Angelo Occhini Ik0miz, leggo e rileggo in continuazione informazioni che in tutto il mondo si attivano continuamente, anche in forma temporanea, sempre più Paesi dalla più grande all'isoletta sperduta (DXped).
Noi in italia a che punto siamo?
Esprimo questa mia libera richiesta in quanto Vi ricordo che l'Italia ha inventato la radio e non possiamo permetterci di rimanere indietro o no?
Grazie se mi pubblicate. 73

Angelo Occhini, IK0MIZ

 

PostHeaderIcon La forza dell'amicizia mi ha aiutato a guarire. Grazie amici!

Venerdì 7 Aprile finalmente a casa.
Sono 30 giorni che manco, sono stato in ospedale per una malattia seria, molto molto seria.
I medici, ai quali va il mio primo grazie, per avermi curato hanno utilizzato i medicinali ma hanno avuto l'aiuto importantissimo della forza trasmessa dall'amicizia.
La forza dell'amicizia di cui sopra è quella che mi hanno trasmesso tramite la loro continua richiesta di notizie sul mio stato e i loro "salutalo" "forza Yul" rivolti quotidianamente a mia moglie e a mia nipote, e da loro riferitimi puntualmente, dai radioamatori di Città di Castello e tramite YUJ da altri di altre Sezioni che mi conoscono.
Grazie amici per la vostra vicinanza, mi avete aiutato a reagire alla malattia, sapere che oltre ai familiari altre persone sono in pena per te, che aspettano con ansia la buona notizia "sta meglio" ti dà forza e stimolo.
Grazie ai radioamatori della Sezione di Città di Castello.

Antonio, IK0YUL

 

PostHeaderIcon A proposito di ineccepibile moralità

Riceviamo da Giacomo Fabbri, I4FGG e volentieri pubblichiamo:

Ineccepibile moralità

Il nostro Statuto, pur dimostrando una vetustà continuamente messa a nudo dalla riluttanza di sempre più soci nell’applicarne buona parte dei contenuti, soci la cui unica e veniale colpa è in verità quella di non possedere un spirito sufficientemente allineato a quello dei radioamatori che cento anni addietro lo stilarono, resta comunque il nostro Statuto e fino a quando tutti insieme non decideremo di cambiarlo, va rispettato.

E’ bene ricordare che l’attuale stesura dello Statuto A.R.I. ricalca sostanzialmente l’ossatura di quello redatto al momento della fondazione della Associazione Radiotecnica Italiana nel 1927, la quale a sua volta riprendeva numerose norme già approvate dalle confluenti R.C.N.I e A.D.R.I., e che solo nel 1974, con la lungimirante visione della istituzione dei Comitati Regionali ed il cambio della ragione sociale dell’associazione, ha visto l’inserimento di corpose modifiche formali all’interno del suo articolato che nulla però hanno cambiato della originale sostanza.

Nel leggerne attentamente i vari articoli, sforzandosi di farlo con gli occhi di chi li ha scritti e magari animati dal loro stesso spirito, appare chiara la visione di Associazione a cui tendevano gli OM dell’A.R.I. fino alla seconda metà del secolo scorso: visione che, oggi come oggi, sembra smarrita.

Fatto questo doveroso preambolo, entro nel merito della questione che mi sta, e non sono solo, attanagliando da tempo: quando all’art. 6 dello Statuto leggiamo che una caratteristica imprescindibile per essere soci A.R.I. è l’”ineccepibile moralità”, che cosa intendevano i nostri lontani colleghi nello stendere l’atto del nostro concepimento?

Leggi tutto...

 

PostHeaderIcon Il "mio" Autunno

Questa mia poesia, la scrissi anni or sono, sui Colli dell'Oltrepo Pavese, ai primi di Ottobre. Essa rispecchia pure tutti i Colli del bel Piemonte, nonché quelli altrettanto belli dell'Emilia Romagna come pure quelli del Triveneto e quelli delle Prealpi Lombarde.

 

Il granoturco. Tutto è spannocchiato,

e grani gialli, brillano sull'aia.

I grossi grappoli, di vigna già maturi,

sono nei tini, per trasformarsi in vini.

Nei boschi lì d'intorno, maturan le castagne,

di un bel marrone, che al foco vanno arrosto.

E' il lungo viale, pien di foglie gialle,

per indicare, "l'autunno è già iniziato".

Passeri e corvi, volano nel cielo,

vagan qua e là in cerca di buon cibo.

Il Sole è nel tramonto, e tutto si colora

di rosso vermiglio, "Il cielo è uno scenario".

Sui tetti rossi, vedi i primi fumi,

dai gran camini, s'alzano nel cielo.

Arriva il freddo, e tutto si fa pace.

Là dov'era rumor di cingoli, nei prati.

Le prime nebbie, calano pian piano.

Tutto scompare, tutto van a coprire.

Tutto è nascosto, soltanto ombre e voci

di gente povera, che torna al casolare.

Torna l'autunno, pieno di tristezza,

va a cancellar d'estate, la bellezza.

Franco Angelo Barbieri, I1ONW

 

 

PostHeaderIcon Considerazioni sui Comitati Regionali

Recentemente ho fatto una piccola indagine web sui vari Comitati Regionali, anche se non di tutti ho potuto avere i dati perché non tutti i CR sono dotati di sito Web.

Il primo  dato che salta agli occhi, scaricati i vari Regolamenti Regionali da Internet, sono le regole molto diverse da Regione a Regione... alcuni CR costituiscono Sezioni con 15 Soci, altri con 20 e le chiudono con 10 oppure con 9 ma non sulle isole, altri non hanno limite minimo, alcuni vogliono copia dei bilanci e dei verbali delle Sezioni altri solo una relazione sull'attività, altri non vogliono niente, chi autorizza più Sezioni nello stesso Comune, chi solo una. I nuovi Soci possono iscriversi in una qualsiasi Sezione della Regione, oppure solo in quella di "competenza territoriale", alcuni in certe situazioni sanzionano le Sezioni, altri no, etc.

Lo stesso vale per le quote versate dalle Sezioni, infatti abbiamo CR che si autofinanziano, altri che stabiliscono la quota anno per anno, uniformandosi allo Statuto Nazionale, (mi immagino con cifre diverse tra Regioni con più radioamatori e altre meno popolate), altri CR invece hanno preferito mettere una percentuale fissa addirittura nello Statuto Regionale alcune del 20% e altre del 25% delle quote di ristorno incassando a volte più di quanto occorra al "proprio funzionamento", come recita lo Statuto Nazionale.

Possono i CR intervenire così diversamente sulle regole Sociali e sulle quote di ristorno delle Sezioni?

Ora i casi sono due, o i CR sono a tutti gli effetti Organi Statutari e le Sezioni sono obbligate ad aderirvi, e allora i costi e le regole devono essere uguali per tutti i Soci, altrimenti in caso contrario viene leso il principio di eguaglianza  dei  Soci e delle Sezioni nei confronti dell'Associazione. I costi devono essere ripartiti in maniera uguale su tutto il corpo sociale e poi conguagliati tra Regioni con più o meno radioamatori. Sarebbe gradita una interpretazione del  CDN per quantificare la quota Regionale, così come è stato fatto per i soci Familiari, tenuto conto anche del fatto, che prima dell'avvento dei CR la gestione delle Sezioni era già compresa nella quota ARI.

Oppure nella seconda ipotesi si stabilisce che i CR sono organi territoriali e autonomi, allora in questo caso, per il principio di libertà di associazione previsto dalla Costituzione della Repubblica  Italiana  le Sezioni devono essere libere di aderirvi o meno  considerato che i CR non danno nessun servizio associativo QSL, assicurazione, etc.

Un altro aspetto negativo dell'avvento dei CR è che questi a mio avviso, oltre ad aumentare i costi, e come abbiamo visto anche la conflittualità interna, hanno frenato lo sviluppo dell'Associazione. Infatti oggi, per costituire una nuova Sezione occorrono 20 Soci, e successivamente la ratifica del CR nella prima riunione raggiungibile, magari dopo molti mesi, in qualche Regione addirittura con "votazione a scrutinio segreto". Ne deriva che le nuove Sezioni nate negli ultimi anni siano state spesso prima osteggiate e poi costituite per divisione di Sezioni più grandi, a volte non senza polemiche, e senza l'apporto di nuovi Soci.

Questo penso non sia più attuale, oggi infatti con le vigenti normative sulle Associazioni, se io con pochi amici mi riunisco, redigo uno statuto, lo faccio registrare e chiedo il codice fiscale, ho di fatto costituito, in un solo giorno, una Associazione legalmente riconosciuta. E anche nel campo radioamatoriale vediamo nascere nuove Organizzazioni con nuove Sezioni anche con pochissimi Soci, mentre noi siamo ancora a discutere di chiudere o accorpare le Sezioni più piccole, di competenze territoriali, etc.

Non parliamo poi delle norme che prevedono la presentazione dell'aspirante Socio da parte di due Soci presentatori, o dei  Soci Radio Club che pagano la quota sociale senza diritto di voto, che rende i nostri regolamenti assolutamente non conformi alle attuali regole legislative.

Ricordo che prima dell'avvento dei Comitati Regionali esistevano i Gruppi, (fino a 15 persone con un referente), le Sezioni di prima classe, (fino a 20 Soci con un Presidente e un Segretario Cassiere) e le Sezioni di seconda e terza classe fino a 50 o oltre 50 Soci con un Consiglio Direttivo di 5 o 7 persone.

Con l'avvento dei Comitati Regionali ci siamo appiattiti solo sulle Sezioni più grandi, se vogliamo nuovi Soci occorre semplificare le iscrizioni, ripristinare i piccoli gruppi, che sono sempre stati volano di aggregazione per la costituzione di nuove Sezioni, e semplificare e aggiornare le regole per la loro costituzione.

Mi sono iscritto all'ARI nel 1974, anno in cui si cominciavano a costituire i CR e sinceramente ritengo che dopo 42 anni tale esperienza debba considerarsi conclusa e che l'ARI debba riprendersi  il controllo e la gestione delle Sezioni. Con i programmi informatici attuali l'Ufficio Soci potrebbe tranquillamente gestire la situazione, e i problemi delle quote di ristorno potrebbero risolversi  stabilendo di pagare le quote in Sezione, come molti fanno da anni, e trasformando in bonus per l'anno successivo eventuali piccole cifre di ristorno. Con il tabulato Soci, (che quando la posta era di carta veniva inviato 2 volte all'anno) le Sezioni si potrebbero addirittura autogestire.

Un cambiamento del genere ovviamente non potrebbe avvenire nei tempi di un mandato triennale già ad un terzo di vita, e inoltre incontrerebbe molti ostacoli, ma a mio avviso, sarebbe fattibile semplicemente se i Soci, che troppo spesso si sono disinteressati dell'Associazione, e che non hanno mai saputo controllare i loro rappresentanti, si risvegliassero dal loro torpore, dovuto forse a rassegnazione, e con uno scatto di orgoglio lo volessero.

La soluzione potrebbe essere ricercata nel nostro Statuto e precisamente agli articoli 63 e 64.

Che cosa succederebbe infatti se alla prossima riunione di un CR le Sezioni riunite (ovvero i Soci..) decidessero non dico di chiudere il CR ma semplicemente di restituire all'ARI la delega sulla gestione e rappresentanza delle Sezioni?  Niente, in base all'Art.63, non avendo eletto i propri Delegati, alla Assemblea Nazionale, i voti di quella Regione, sarebbero assegnati alla Regione con il capoluogo più vicino. Ma che cosa succederebbe se la maggioranza dei CR decidessero di chiudere o di restituire la delega sulle Sezioni all'ARI. E' evidente che la minoranza rimasta non potrebbe rappresentare più l'Associazione e, non essendovi più la "funzionalità" prevista dall'Art. 64, si dovrebbe pertanto, come previsto da detto articolo convocare l'Assemblea Generale dei  Delegati di Sezione.

Ed è questa a mio avviso la soluzione, una volta pubblicati i bilanci e la Convocazione di Assemblea sull'Organo Ufficiale, si affitta un teatro o una sala congressi in qualche zona d'Italia, magari in concomitanza con un importante evento fieristico che faccia da volano, le Sezioni che si presentano votano e decidono sul futuro dell'Associazione, chi sta a casa accetta quello che hanno deciso i presenti come avviene in tutte le altre organizzazioni e realtà associative d'Italia. Nessuna Associazione ha oggi tre livelli di Assemblea per giungere ad una decisione. Facendo due conti  il quorum previsto dallo Statuto sarebbe facilmente raggiunto con le deleghe anche rispettando i vincoli imposti dal Codice Civile. Con qualche mail o qualche telefonata per accordarsi, i Presidenti delle Sezioni più lontane, o che non possono partecipare, potranno delegare quelle Sezioni che, anno per anno, più facilmente possono raggiungere il luogo di Assemblea, e le stesse deleghe potrebbero essere gestite e registrate dalla Segreteria Generale già qualche tempo prima  per abbreviare i tempi. In Assemblea si potrebbero  poi apportare quei piccoli cambiamenti necessari ai nostri Regolamenti tali da rendere il tutto attuale e funzionante.

Il risultato sarebbe che al posto dei 20 cervelli che abbiamo messo a gestire l'Associazione, ne rimarrebbe uno solo, il CDN, più forte e più libero di dedicare i suoi sforzi al risanamento e miglioramento dell'Associazione. Si avrebbe così un'Associazione meno costosa, meno litigiosa, più semplice e più gestibile e si sarebbe anche attuata quella democrazia diretta auspicata anche dalla Prefettura di  Milano, che vede non i Comitati Regionali, ma le Sezioni depositarie della rappresentanza associativa. Le Sezioni, o anche i singoli Soci che poi lo desiderano, sarebbero libere di associarsi o meno in Comitati Regionali, questa volta davvero Organi Territoriali che, non avendo più impegni Nazionali, potrebbero interessarsi di Protezione Civile, rapporti con Enti Locali, attività radio, eccetera, con minori costi e minor dispendio di energie.

Un nuovo ruolo dei C.R. è sempre stato nei proponimenti elettorali dei Consiglieri e Sindaci che si sono candidati nel tempo a guidare l'Associazione, ma nessuno ci ha mai detto come attuarlo. Spero quindi  che queste mie considerazioni siano utili a stimolare una discussione all'interno dell'Associazione per avviare quel processo di rinnovamento necessario che tutti vogliono da anni ma che nessuno intraprende. Ma in ogni caso, come ho già detto occorre un elemento fondamentale, la volontà dei Soci.

Cordiali 73,

Vincenzo, i5lvv

 

 
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