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PostHeaderIcon Opinioni&Idee

PostHeaderIcon Domande, risposte e puntualizzazioni a proposito del "Codice Q"

Leggo l'articolo dal titolo  "IL Codice Q...più in dettaglio". L'articolo non dà riferimento alcuno per indicare l'OM che l'ha scritto. Dal contenuto, tuttavia, penso sia Pier Luigi IK2UVR, in quanto nella RR N° 5 aveva scritto l'articolo a cui fa riferimento. Per correttezza, per non contestare pubblicamente quanto aveva scritto, mi rivolsi a lui con una e-mail privata facendogli rilevare le inesattezze contenute nel codice Q che aveva pubblicato.
Nella RR di questo mese (Settembre) è stato ripreso il discorso sul Codice Q mettendo in bella vista il logo della ITU.
Le sigle descritte sono 36, ma anche se vogliamo partire da QRA, la ITU ne descrive 96. Che fine hanno fatto quelle che mancano? Il Codice Q è sparito solamente dal "Codice Internazionale dei Segnali", perché sostituito da un altro Codice.
In tutti gli altri campi (compreso radioamatori) è sempre esistito e aggiornato fino ai giorni nostri. Quanto sto per dire, chiedo che sia pubblicato su RR affinché tutti possano trarre profitto dalle mie precisazioni. Ciò dimostra che non è mia intenzione offendere in nessun modo Pier Luigi facendogli rilevare le inesattezze.
La ITU (International Telecommunication Union) è il maggior organo Internazionale delle Telecomunicazioni.
Da tale Organo partono tutti gli aggiornamenti che riguardano le Telecomunicazioni in ambito mondiale. La ITU diventa operativa, per quanto riguarda i codici  nelle telecomunicazioni, nel 1947.
Da quella data in poi, tutte le variazioni e le interpretazioni dei codici avevano e avranno la matrice ITU.
Noi Radioamatori apparteniamo al ramo delle Telecomunicazioni, quindi sottostiamo alle direttive ITU.
Se non vogliamo essere "cani sciolti" dobbiamo attenerci a quanto dispone per noi la ITU.
Pensate a quanti rami sono attualmente interessati alle Telecomunicazioni. Ebbene! la ITU per ognuno di questi rami emana direttive, condizionamenti, spiegazioni tecniche, etc. Per i Radioamatori prepara e diffonde un manuale dedicato che contiene tutte le direttive anche tecniche dei servizi amatoriali. Anche la nostra IARU si deve attenere alle regole contenute in tale manuale. Ora, se il nostro amico Pier Luigi avesse letto l'ultimo manuale datato 2014, avrebbe trovato il Codice Q aggiornato e altre abbreviazioni relative ai servizi dei radioamatori (il Codice Q della ITU per i radioamatori è quello completo del servizio Mobile Marittimo, quindi inizia con QOA). (RECOMMENDATION ITU-R  M.1172).
Oggi ognuno fa come gli pare. Al Codice Q gli si dà l'interpretazione che si vuole, ma per carità cerchiamo di non farne una regola. Non esiste la regola che dice "nel campo amatoriale vuole dire ............" . Quello che dice ITU deve essere sacro e bisogna dirlo come lo spiega ITU e in nessun altro modo. Se si vorrà cambiare qualche cosa la ITU lo farà in accordo con la IARU. Per quanto riguarda l'uso del Codice Q in fonia, la regola dice: in fonia si deve usare la lingua che necessita per il collegamento ma è vietato l'uso di sigle o gruppi che abbreviano il messaggio. Solo in caso di difficoltà di lingua si possono usare abbreviazioni o il Codice Q scandendo lettera per lettera usando l'alfabeto fonetico internazionale.
QRA? Significa: quale è il nome della tua stazione o della nave?
QRA Significa: il nome della mia stazione o nave è.... (Senza altre fantasticherie).
Se si vuole sapere il nominativo di una stazione si trasmette CS (senza punto di domanda).
Sarei curioso di sapere in quanti OM lo sapevano. Se si vuole chiudere una frase di domanda in fonia si chiude con RQ, e la risposta con BQ, lo sapevate? Con QTH sapete come si fa a trasmettere il punto in Latitudine e Longitudine?
La colpa è di quelli che dovrebbero sapere ma non sanno, e quindi non possono dire. Non esiste la divulgazione, questo è il problema più grave.
QRV? Significa: siete pronto (a ricevere)? (che significato potrebbe avere senza precisare "a ricevere"?)
QRV Significa: sono pronto (a ricevere). (Sono solo alcuni esempi). Ci sono le abbreviazioni per il traffico di emergenza: QOD - QTV - QTX - QUA - QUF - QUM - QRR - che si presuppone siano conosciuti da tutti.
Per quanto riguarda Wikipedia, anche a loro ho scritto le inesattezze.
Difatti sono state apportate le modifiche indicando la ITU come Organo divulgativo del Codice Q e riportandolo così come dettato da ITU.
Siamo nell'epoca del pressapochismo: tutto viene svolto con questa regola e l'esito è preoccupante.
Ritengo che il servizio del Radioamatore sia una attività molto seria e oggi si richiederebbe una buona dose di autoregolamentazione. Attenersi alle regole sarebbe già un buon inizio.
Tutto sta nel conoscerle queste benedette regole.


Giacomo Comis, I4CQO


L'articolo in questione l'ho scritto io, non è difficile desumerlo, dato che in fondo c'è il mio nome e il mio nominativo. Non è mio costume alimentare polemiche ma neanche scrivere senza prima essermi documentato su quanto andavo a scrivere. Il collega Giacomo si era già messo in contatto con me per contestare alcuni passaggi del precedente articolo, invero scritto un po' di corsa e basato sul codice Q reperibile in Wikipedia, solitamente una fonte attendibile.
Proprio a seguito della sua contestazione ho scritto il secondo articolo andando più a fondo e conducendo una ricerca più approfondita dalla nascita del codice Q ai giorni nostri. La fonte naturalmente è la ITU nella fattispecie le varie edizioni delle Radio Regulations edite appunto dalla ITU. Di tutto questo ci sono i riferimenti nell'articolo e ognuno può controllarne la veridicità. L'utima edizione di Radio Regulations è del 2012 e non riporta più nemmeno il codice Q.
Che il codice Q non sia obbligatorio da usarsi, specie in fonia dove è del tutto fuori luogo, lo avevo già scritto nell'articolo. La Recommendation ITU-R M.1172 che Giacomo cita, si intitola MISCELLANEOUS  ABBREVIATIONS  AND  SIGNALS  TO  BE  USED FOR RADIOCOMMUNICATIONS IN THE MARITIME MOBILE SERVICE, e al punto 2 recita: "The QOA to QQZ series are reserved for the maritime mobile service". Infatti nel mio articolo dicevo che i codici che ci riguardavano, secondo anche le Radio Regulations del 1990, erano quelli che andavano da QRA a QUZ.
Ovviamente non li ho messi tutti, altrimenti ci volevano una decina di pagine, ho messo quelli che sono tuttora i più usati, e ho scritto ben chiaro che talvolta il significato dato oggi a questi codici si discostava dall'originale significato di un codice nato per le comunicazioni marittime. Chiunque può confrontare il codice Q nelle RR del 1990 (http://www.itu.int/dms_pub/itu-s/oth/02/02/S02020000124505PDFE.PDF) con quello della Recommendation ITU-R M.1172 che si trova qui: https://www.itu.int/dms_pubrec/itu-r/rec/m/R-REC-M.1172-0-199510-I!!PDF-E.pdf (E già il fatto che si parli di Regulation nel primo caso e di Recommendation nel secondo ha il suo significato).
Si vedrà che le variazioni sono veramente poche e in ogni caso non cambiano sostanzialmente il significato del codice. Esempio: QRA?: nel 1990 il significato era "What is the name of your station?", nella Recommendation del 2014 è "What is the name of your vessel (or station)?" Si capisce che si è voluto indirizzare l'utilizzo del codice Q più per le comunicazioni marittime che per altre comunicazioni (previste invero dalle RR del 1990).
Ma in ogni caso la domanda chiede il nome della nave o il nome della stazione (radio), e la risposta si deve riferire appunto al nome della nave o della stazione radio. Voi come la chiamate la vostra stazione radio? Io con il nominativo che mi ha assegnato il Ministero, che mi identifica in tutto il mondo. QRZ? sia nel 1990 che nel 2014 significa "Who is calling me?" E voi che gli rispondete? Ti sta chiamando Giuseppe? Non credo proprio.
Risponderete col vostro nominativo, naturalmente. Non voglio dilungarmi oltre, né tantomeno giustificarmi. Ognuno può leggere i documenti proposti, e magari rileggere quanto ho scritto, e farsi la propria idea. Anche se la presente discussione sia una questione capitale o di lana caprina.
Con i migliori 73

Pier Luigi Anzini, IK2UVR

 

PostHeaderIcon Perplessità

Spett. Redazione,
ho ricevuto da alcuni giorni il n. 9 di RR e vorrei esprimervi alcune perplessità su punti che secondo me rappresentano un po' delle cadute di stile in una rivista peraltro sempre valida.
Il primo punto riguarda le pagg. 19/20/21 dove viene riportata integralmente ed in bella evidenza quella che viene presentata come "la lettera di stima e riconoscimento nei confronti dei radioamatori dell'ARI…"  dell'ex capo della Protezione Civile.
E' sufficiente una rapida lettura della lettera per rendersi conto che trattasi solamente di una lunga dissertazione volta a rappresentare il pensiero dello scrivente nel momento del commiato, presumibilmente tirata in centinaia di identiche copie ed inviata a tutte le associazioni presenti nella mailing list del dipartimento, dove i ringraziamenti di rito (così come l'inserto manoscritto) sono talmente generici da potersi egualmente applicare ad una associazione di radioamatori od a una qualunque bocciofila di paese.  Né mi pare di aver colto la parola "radioamatori" in alcun punto del testo.
Mi pare quindi un po' forzato il volerla vedere come un esplicito riconoscimento ed apprezzamento della nostra attività, e non mi è chiaro il motivo per cui la si sia voluta enfaticamente presentare come tale dedicandole ben tre pagine della parte iniziale della rivista. Forse qualcuno ha voluto dare una lustratina all'immagine dell'attuale dirigenza in tempi di rinnovi elettorali? Il secondo punto riguarda la pag. 108 dove compare l'elenco dei soci che ci hanno recentemente lasciato. Fino a qualche tempo fa tale elenco era affiancato da una nota redazionale in cui si specificava come, per non creare discriminazioni tra soci almeno al momento del trapasso, i riferimenti erano volutamente limitati al nome e fotografia degli interessati: una nota che ho sempre trovato ragionevole e condivisibile. Tutto bene, quindi, salvo che recentemente ho notato la scomparsa della nota ed al suo posto  la ripresa dell'italica usanza per la quale vi sono sempre alcuni "più uguali" di altri, meritevoli quindi di note commemorative "ad personam".
Senza nulla volerne ai radioamatori oggetto di commemorazione, personalmente trovo la cosa poco opportuna nei confronti degli altri colleghi e vi chiederei pertanto di voler ritornare alle precedenti abitudini.
Grazie per l'attenzione e comunque complimenti per il livello generale della rivista tuttora sempre interessante.

Mauro Pelissetti, I1PLX
Ruolo d'Onore ARI n. 798

 

PostHeaderIcon CQ-DL versus RadioRivista: le mie idee

Caro Gabriele,
ho ricevuto un'e-mail da un carissimo amico, che paragona i contenuti di CQ-DL con quelli della RadioRivista attuale.
Ti giro per conoscenza, qui di seguito, la mia risposta, che contiene anche una mia proposta sulle antenne di quelli che l'amico definisce "escursionisti con la radio".
73

Giovanni, i0XJ

Caro amico,
ho sottomano per caso una vecchia copia di RR 8/66 quando l'Associazione era "Radiotecnica" e gli OM circa 3000. Ebbene, ci sono 14 pagine di articoli tecnici (incluso uno molto interessante) su un totale di 30 (circa il 50%). Su RR 4/15 ci sono 12 pagine di articoli tecnici (14, se contiamo anche quello dell'Ham Tv) su un totale di 112 (circa il 10%). Oggi gli OM sono circa 15000, 5 volte tanto. Se stiamo ai freddi numeri, vuol dire che quelli interessati alla tecnica e all'autocostruzione (e che hanno voglia di scrivere su RR) sono 5 volte meno.
Non conosco bene CQ DL  che spero di avere da te, ma se prendiamo ad esempio QST 3/15 ci sono 28 pagine di articoli tecnici,  più  9 di prove di antenne commerciali e altri dispositivi e 4 di retrospettiva (il transistor), su un totale di 166 pagine. La percentuale è circa doppia rispetto alla nostra, ma gli OM USA sono molti di più.
Personalmente ho deciso di vincere l'inerzia e di inviare un mio articolo sulla simulazione e sperimentazione delle antenne VHF, e temo sia solo una goccia nel mare, penso però che il Direttore di RR pubblichi quello che gli arriva, peccato che quello che alla fine rimane, siano quelle 12 pagine.
Che fare? Un'idea l'ho già lanciata in occasione dell'articolo sulle antenne del Field-Day del 2013, e cioè: chi descrive attivazioni, spedizioni o escursioni con la radio (come dici tu), dovrebbe anche descrivere sommariamente  le antenne utilizzate (dimensioni e ROS riscontrato), o rinviare al sito del progettista o del produttore, se ci sono i dettagli dell'antenna.
Le antenne interessano a tutti, costruttori ed "escursionisti", e  così si raccoglierebbero moltissimi dati. Il Direttore o il Vicedirettore dovrebbero leggersi gli articoli in questione e, se non ci sono i dati delle antenne, chiedere agli autori di integrare gli articoli con descrizioni, link o con una scheda a parte.
Penserei anche di inviare questa proposta al Direttore di RR, augurandomi che la prenda in considerazione.

 

PostHeaderIcon Considerazioni sullo "spazio" dedicato da Samantha ai radioamatori

Buonasera Gabriele, I2VGW,

Ti scrivo oggi, 12 Giugno, poche ore dopo il rientro sulla Terra della nostra astronauta, Capitano Cristoforetti, dopo quasi 7 mesi trascorsi a bordo della ISS.
Non voglio parlarti dei suoi record conseguiti nello spazio e per questo le faccio i miei complimenti, ma desidero fare alcune considerazioni su Samantha IZ0UDF o IR0ISS.
RadioRivista di Marzo, ma soprattutto quella di Maggio 2015, hanno dato ampio spazio dedicandole pure la copertina.
Samantha Cristoforetti, IZ0UDF/IR0ISS, nel corso del suo lungo periodo di permanenza nello spazio, non ha mai effettuato collegamenti con radioamatori singoli. Ha collegato diverse scuole, come da programma, ma non ha mai prestato alcuna attenzione verso gli altri radioamatori, italiani e non.
Non concordo nel dire che ha portato in alto l'ARI, perché si è fatta fotografare con un gagliardetto. L'ARI è una cosa seria e non solo un simbolo riprodotto su pochi centimetri quadrati di stoffa. E' formata da migliaia di soci che quotidianamente, senza clamore, portano l'ARI in tutto il mondo, anche attraverso lo spazio (collegamenti via EME).
Non ho capito perché non abbia trovato il tempo per dedicarsi anche a loro. Certo il programma ARISS prevede questi contatti con le scuole, attraverso i radioamatori e su frequenze radioamatoriali, ma rendersi disponibili per questi contatti, anche per tanti altri radioamatori, sarebbe stato più utile e più emozionante. Per quello che mi riguarda, visto che non ha dimostrato alcun interesse verso il radiantismo, come radioamatore non mi sento per nulla rappresentato da lei.
In passato ho avuto modo di collegare diversi astronauti radioamatori ed è sempre stata una emozione. I radioamatori queste emozioni le vivono se passano attraverso la loro pelle e non certo per  starsene passivi ed ascoltare gli altri.
Personalmente, oltre che deluso, mi ritengo anche in colpa e ti spiego perché.
Io vivo in provincia. In diverse occasioni la stampa locale ha parlato della mia attività di radioamatore.
Quando è stato nello spazio Parmitano, ho effettuato 5 qso con lui, disponibilissimo e cordialissimo. La stampa locale ne ha dato ampio risalto in due occasioni (ti allego la riproduzione di 2 articoli del quotidiano veronese "L'Arena"). Diversa gente si è interessata alla cosa, ma soprattutto radio-amatori ed aspiranti radioamatori. Sono stato contattato da  persone alle quali ho sempre dato le spiegazioni richieste, di mia competenza, derivanti da 33 anni di attività in radio e da allora socio ARI.
Le domande frequenti erano: Come si fa a collegare la ISS?  Che antenne ci vogliono?  Si può usare una verticale? E' meglio una direttiva? Quanta potenza ci vuole?, Che programma usare per calcolare le orbite? etc.
Ho avvertito in queste nuove leve un grande interesse ed un grande desiderio di poter fare, anche loro, un qso da ricordare.
Ero felice di aver trasmesso il mio entusiasmo e di aver trovato chi aveva manifestato la voglia di raccoglierlo. Aspettavano con ansia la grande occasione.
I fatti hanno spento, senza appello, le loro speranze. La signora non si è mai resa disponibile. Li ha delusi. A me non resta che dire: pazienza, sarà per una prossima volta....
Altri, sicuramente, si renderanno disponibili in futuro. Lei potrà andare fiera dei suoi prestigiosi traguardi raggiunti sulla ISS, ma si è persa il calore umano di una straordinaria Comunità: quella dei RADIOAMATORI che con tanta gioia l'avrebbero accompagnata, per pochi minuti, nel suo lungo viaggio.
Peccato!
Grazie e cordialissimi saluti.

Remigio, IK3ASM
Illasi (Verona)

 

PostHeaderIcon Domenico si corregge

Caro Direttore,

mi spiace doverti disturbare per segnalarti una doverosa "errata corrige" relativamente al mio articolo pubblicato a pag. 29 di RR dello scorso Settembre sul centenario della Grande Guerra. Purtroppo, mentre sostanzialmente il contenuto risulta corretto, malauguratamente la foto di detta pagina a corredo dell'articolo non lo è, in quanto alcuni colleghi, certo appassionati dell'argomento e più esperti di me, mi hanno comunicato che:

- La foto riproduce un radiogoniometro EP2a e non una stazione radiofonica per l'invio di messaggi.

- Trattasi di apparecchiatura della Seconda Guerra Mondiale e non della Grande Guerra.

- I soldati vestono evidentemente uniformi tedesche e non francesi.

Dino, I5XUZ

 

Al di là dell’articolo che mi è piaciuto e ti faccio i miei complimenti, volevo chiederti se la foto e la sua didascalia li avevi inseriti tu o qualcun altro. Infatti ho notato un errore macroscopico. La didascalia recita: Stazione Radiofonica da campo usata dai militari Francesi nel 1915 per l’invio di messaggi sulle posizioni nemiche! Trattasi invece di soldati tedeschi della Wermacht (genio trasmissioni) e l’apparato non è un RTX ma il famoso ricevitore radiogoniometrico (che ho avuto) della Telefunken tipo EP2. Con range di FQ da 0,075 kHz a 3,333 MHz! Montava tre tubi tipo RE084K e tre tipo RES094. Atto a ricevere segnali in A1 e A3. Alimentazione: di Filamento = 4,8 V e anodica a 90 V. Costruito dalla Telefunken a partire dal 1936 per la Fanteria e per l’Aeronautica a terra. Sperando di averti fatto cosa gradita nel poter correggere l’errore, cordialmente ti saluto.

William, IZ4CZJ

 

Posso dire di aver cercato di fare le mie ricerche monitorando notizie e informazioni relative all'epoca, non era certo nelle mie intenzioni creare confusione, sono stato tratto in inganno (essendo non esperto) da un articolo da cui ho attinto le notizie, peraltro una fonte di un certo rilievo, temevo di essermi sbagliato nel riportare la didascalia, invece è proprio scritto così. Mi scuso ancora con gli appassionati della materia che spero comprendano, riconosco di essere stato io colpevole per essermi fidato.

Ringrazio anche gli altri che mi hanno gentilmente scritto (Fabio in3jrz e Carlo i4cea ed eventualmente chi si aggiungerà) che mi hanno permesso di rettificare nel rispetto del corretto profilo storico.

Ripeto la Bibliografia: ERI/Ediz. Rai, La Radio, Storia di sessant'anni, To 2002 – Luigi Solari, Storia della Radio, Ancona 2009 – Museo della Radio, Torino.

Per la ricerca in rete: www.fmboschetto.it/lavori_studenti/wwi/radio_wwi_2A.pdf

Titolo: L'importanza della radio nella Prima Guerra Mondiale 1914-1918.

Con i miei più cordiali 73 de

Domenico, I1YGQ

 
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