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PostHeaderIcon Opinioni&Idee

PostHeaderIcon La mia lotta contro la burocrazia

Buongiorno,
mi chiamo Franco Cecchelli sono il socio IU5AFC con tessera n° 140243 e abito a Piombino (Li).
Vorrei tramite RadioRivista portare a conoscenza dei soci una mia negativa esperienza in termini di permessi con il mio Comune. Penso che questa informativa possa essere utile a tutti.
Abito in zona a vincolo paesaggistico, in una villetta bifamiliare, circondata da altre abitazioni.
Ho ottenuto l'autorizzazione e il nominativo nel 2013.
Ho quindi cominciato ad installare alcune antenne. Prima una Mantova fissata a 2 metri da terra sulla struttura della pergola. Nessun problema. Poi una Windom 20/40 con un balun issato ad un palo a sette metri e incastrato in una base da obrelloni appoggiata alla pavimentazione del giardino. Dopo circa un anno realizzo una Morgain 40/80 e la isso tramite un palo di sette metri fissato al muro perimetrale di mia proprietà. Nessun problema evidenziato dai vicini.
Tutte queste installazioni essendo montate o mobili o fissate a parete non necessitavano e non necessitano di licenza edilizia e quindi SCIA, DIA, ETC, chi più ne ha più ne metta.
L'appetito vien mangiando e non riuscendo a concretizzare contatti soddisfacenti con Paesi a oriente (la mia posizione è più favorevole verso ovest perché ho il mare davanti) decido di imbarcarmi nell'impresa di montare una direttiva. Faccio un accurato rilievo del giardino e ricerco antenne Yagi multibanda, ma di piccolo raggio di rotazione; mi oriento su una Cushcraft che ha meno di 3 metri di raggio. Posiziono sul cad il punto dove installare l'antenna e ipotizzo di issarla su un traliccio di 25x25 in alluminio di una ditta italiana.
Mi dico, qui ora bisogna fare le cose in regola altrimenti i vicini, che un po' forse avevano storto il naso, "mi impallinano". Incarico un ingegnere di informarsi in Comune e di avviare la pratica di approvazione paesaggistica per: "Un Tralliccio per il sostegno di una antenna per comunicazioni radioamatoriali fissato ad un plinto interrato."
L'ing. domanda in Comune a che adempimenti bisogna sottostare, il tecnico del Comune gli risponde che era la prima volta che riceveva tale richiesta e che non sapeva cosa dirgli e, con questo, lo sistema.
Io avevo che fatto un po' di ricerche su leggi e sentenze, ho fornito al tecnico alcune copie di queste sentenze e norme sulle antenne e tralicci.
Da alcune sentenze emergeva che il traliccio non aveva rilevanza edilizia (sentenza di TAR Piemonte 21 Dicembre 2002, n°2156 ed altri) e dove vi è un passaggio che riporto: "L'installazione di un'antenna per radioamatore, compreso il traliccio quale sostegno dell'antenna medesima, costituisce opera che non importa trasformazione del territorio ed è quindi priva di rilevanza agli effetti urbanistici, a meno che non vi siano opere edilizie eccedenti la semplice posa in opera delle attrezzature tecniche costituenti l'impianto".
Sulla base di tale sentenza abbiamo ritenuto il plinto essere parte integrante all'installazione  e non eccedente, il traliccio non necessitante di licenza edilizia ma il tutto di autorizzazione paesaggistica.
Presentata la domanda di autorizzazione paesaggistica con tanto di foto del sito prima  e dopo, con rendering del traliccio e antenna sopra, relazione tecnica con disegni del traliccio e del plinto e dopo sei mesi otteniamo l'autorizzazione paesaggistica.
Nel frattempo, fatto alcune indagini su tralicci e pali carrellati, mi oriento su un palo carrellato che rispetto al traliccio approvato di 25x25 cm è di 8x8 cm e penso, qui l'errore di ingenuità, che essendo più piccolo è meno impattante e quindi rientrante abbondantemente nell'autorizzazione del più grande. Sbagliato.
La burocrazia è in agguato e ti "becca".
Per concludere, vengono i Vigili dietro denuncia dei vicini, fanno sopralluogo, misure, foto, etc. e dopo alcuni giorni mi arriva la contestazione per:
a) palo carrellato non conforme a quanto autorizzato paesaggisticamente (traliccio con carrello su antenna);
b) antenne varie non autorizzate paesaggisticamente;
c) plinto realizzato senza SCIA.
La contestazione è stata inviata alla Procura della Repubblica di Livorno perché reato penale e all'Ufficio Comunale preposto.
A questo punto ho incaricato un  Avvocato che ha elaborato una memoria difensiva  e insieme al tecnico che aveva fatto la pratica siamo andati in Comune. Il risultato della discussione ha dato luogo a tre possibili soluzioni:
1) Buttare giù tutto e pagare una multa di 516 euro per plinto. Si estingue così sia il reato penale sia quello amministrativo.
2) Presentare una domanda di sanatoria paesaggistica per tutto, palo carrellato e antenne varie e pagare multa per plinto. In questa ipotesi però si potrebbe verificare che dopo un ulteriore sopralluogo, penso di altri persone, potrei avere accolta o respinta la richiesta.
Ma anche se accolta dalla Commissione edilizia, potrebbe comunque essere respinta dalla Sopraintendenza. Quindi il traliccio era stato approvato ma il palo carrellato non si sa! E pure le varie antenne potrebbero essere bocciate. Quindi, se va bene e approvano, pago comunque una penale che può andare da 3000 a 10000 euro ed estinguo il penale; se non approvano, devo smantellare comunque, pagare penale più salata e non estinguo il penale.
Tralascio altre possibili combinazioni.
Conclusione, ho ovviamente optato per tirare giù tutto e non incorrere in procedimento penale il cui esito potrebbe essere pesante, non pagare la penale amministrativa  e pagare solo la multa per la mancanza della SCIA.
Però e qui viene l'assurdo, a conclusione di tutto questo, io posso, confermato dal Resp.Tecnico del Comune, installare un traliccio così come approvato dalla Commissione edilizia e dalla Sopraintendenza.
E' quello che farò per non darla vinta ai vicini che così si troveranno davanti un oggetto più ingombrante del palo.
Spenderò ulteriori soldi per comprare il traliccio, ma ne vale la pena! E risparmio quelli del processo penale e della sanzione amministrativa. Ma che Italia è questa!
Spero di non avervi annoiato e che la mia vicenda possa essere di avvertimento sui rischi.
Prego la redazione di RadioRivista di darne notizia con pubblicazione.
73 de

Franco, IU5AFC

PS: A domanda su che autorizzazioni hanno tutti i tetti davanti a me, con fioriture di antenne e pali di varie altezze, silenzio di tomba e sguardi vacui.

 

PostHeaderIcon Precisazione tecnica

Con riferimento all'articolo, da me sottoscritto, riguardante il "rivelatore di fase" apparso a pag. 12 di RadioRivista n° 12 Dicembre 2015, quel che nel secondo capoverso ho scritto a proposito di ROS, cercando di essere molto conciso quanto chiaro potrebbe erroneamente indurre nel ritenere che la presenza di onda stazionaria è conseguenza diretta di reattanze presenti sul carico. Voglio eliminare tale possibile equivoca interpretazione.
Intendevo solo esporre che la presenza di reattanze nel carico fa insorgere possibili sfasamenti tra correnti e tensioni non rilevabili con il Rosmetro. L'allocuzione "la quale ultima insorge...." è imperfetta poiché si presta ad essere interpretata come effetto conseguente ad un fenomeno che è indipendente (presenza di onda stazionaria).

Antonio La Porta, I2LPA

 

PostHeaderIcon DX 472 kHz new-one

Spett.le Redazione, vs. affezionato socio sono a comunicarVi quanto segue. A seguito della concessione della nuova banda dei 630 m ho proceduto ad impiantare una stazione per la suddetta banda di cui avete pubblicato anche un mio articolo nei primi mesi del 2014. Dopo continue migliorie e lunghe osservazioni e qso anche extra Italia, il giorno 5/12 alle ore 19 circa collegavo OH2BCI con 557 per un qrb di 2171 km e il giorno 8/12 alle ore 17:34 LA8AV per un qrb di 2071. Entrambi i qso acquistano particolare importanza per essere stati condotti in CW e non in modi digitali e soprattutto perché dimostrano che la banda, a differenza di quanto sostenuto dai più, si presta a collegamenti anche oltre 800/1000 km. Vi prego di dare menzione su RR di tale fatto anche perché può essere di stimolo ad altri colleghi nello sperimentare la nuova banda.

Feliciano Viola, IZ7EVZ

 

PostHeaderIcon Domande, risposte e puntualizzazioni a proposito del "Codice Q"

Leggo l'articolo dal titolo  "IL Codice Q...più in dettaglio". L'articolo non dà riferimento alcuno per indicare l'OM che l'ha scritto. Dal contenuto, tuttavia, penso sia Pier Luigi IK2UVR, in quanto nella RR N° 5 aveva scritto l'articolo a cui fa riferimento. Per correttezza, per non contestare pubblicamente quanto aveva scritto, mi rivolsi a lui con una e-mail privata facendogli rilevare le inesattezze contenute nel codice Q che aveva pubblicato.
Nella RR di questo mese (Settembre) è stato ripreso il discorso sul Codice Q mettendo in bella vista il logo della ITU.
Le sigle descritte sono 36, ma anche se vogliamo partire da QRA, la ITU ne descrive 96. Che fine hanno fatto quelle che mancano? Il Codice Q è sparito solamente dal "Codice Internazionale dei Segnali", perché sostituito da un altro Codice.
In tutti gli altri campi (compreso radioamatori) è sempre esistito e aggiornato fino ai giorni nostri. Quanto sto per dire, chiedo che sia pubblicato su RR affinché tutti possano trarre profitto dalle mie precisazioni. Ciò dimostra che non è mia intenzione offendere in nessun modo Pier Luigi facendogli rilevare le inesattezze.
La ITU (International Telecommunication Union) è il maggior organo Internazionale delle Telecomunicazioni.
Da tale Organo partono tutti gli aggiornamenti che riguardano le Telecomunicazioni in ambito mondiale. La ITU diventa operativa, per quanto riguarda i codici  nelle telecomunicazioni, nel 1947.
Da quella data in poi, tutte le variazioni e le interpretazioni dei codici avevano e avranno la matrice ITU.
Noi Radioamatori apparteniamo al ramo delle Telecomunicazioni, quindi sottostiamo alle direttive ITU.
Se non vogliamo essere "cani sciolti" dobbiamo attenerci a quanto dispone per noi la ITU.
Pensate a quanti rami sono attualmente interessati alle Telecomunicazioni. Ebbene! la ITU per ognuno di questi rami emana direttive, condizionamenti, spiegazioni tecniche, etc. Per i Radioamatori prepara e diffonde un manuale dedicato che contiene tutte le direttive anche tecniche dei servizi amatoriali. Anche la nostra IARU si deve attenere alle regole contenute in tale manuale. Ora, se il nostro amico Pier Luigi avesse letto l'ultimo manuale datato 2014, avrebbe trovato il Codice Q aggiornato e altre abbreviazioni relative ai servizi dei radioamatori (il Codice Q della ITU per i radioamatori è quello completo del servizio Mobile Marittimo, quindi inizia con QOA). (RECOMMENDATION ITU-R  M.1172).
Oggi ognuno fa come gli pare. Al Codice Q gli si dà l'interpretazione che si vuole, ma per carità cerchiamo di non farne una regola. Non esiste la regola che dice "nel campo amatoriale vuole dire ............" . Quello che dice ITU deve essere sacro e bisogna dirlo come lo spiega ITU e in nessun altro modo. Se si vorrà cambiare qualche cosa la ITU lo farà in accordo con la IARU. Per quanto riguarda l'uso del Codice Q in fonia, la regola dice: in fonia si deve usare la lingua che necessita per il collegamento ma è vietato l'uso di sigle o gruppi che abbreviano il messaggio. Solo in caso di difficoltà di lingua si possono usare abbreviazioni o il Codice Q scandendo lettera per lettera usando l'alfabeto fonetico internazionale.
QRA? Significa: quale è il nome della tua stazione o della nave?
QRA Significa: il nome della mia stazione o nave è.... (Senza altre fantasticherie).
Se si vuole sapere il nominativo di una stazione si trasmette CS (senza punto di domanda).
Sarei curioso di sapere in quanti OM lo sapevano. Se si vuole chiudere una frase di domanda in fonia si chiude con RQ, e la risposta con BQ, lo sapevate? Con QTH sapete come si fa a trasmettere il punto in Latitudine e Longitudine?
La colpa è di quelli che dovrebbero sapere ma non sanno, e quindi non possono dire. Non esiste la divulgazione, questo è il problema più grave.
QRV? Significa: siete pronto (a ricevere)? (che significato potrebbe avere senza precisare "a ricevere"?)
QRV Significa: sono pronto (a ricevere). (Sono solo alcuni esempi). Ci sono le abbreviazioni per il traffico di emergenza: QOD - QTV - QTX - QUA - QUF - QUM - QRR - che si presuppone siano conosciuti da tutti.
Per quanto riguarda Wikipedia, anche a loro ho scritto le inesattezze.
Difatti sono state apportate le modifiche indicando la ITU come Organo divulgativo del Codice Q e riportandolo così come dettato da ITU.
Siamo nell'epoca del pressapochismo: tutto viene svolto con questa regola e l'esito è preoccupante.
Ritengo che il servizio del Radioamatore sia una attività molto seria e oggi si richiederebbe una buona dose di autoregolamentazione. Attenersi alle regole sarebbe già un buon inizio.
Tutto sta nel conoscerle queste benedette regole.


Giacomo Comis, I4CQO


L'articolo in questione l'ho scritto io, non è difficile desumerlo, dato che in fondo c'è il mio nome e il mio nominativo. Non è mio costume alimentare polemiche ma neanche scrivere senza prima essermi documentato su quanto andavo a scrivere. Il collega Giacomo si era già messo in contatto con me per contestare alcuni passaggi del precedente articolo, invero scritto un po' di corsa e basato sul codice Q reperibile in Wikipedia, solitamente una fonte attendibile.
Proprio a seguito della sua contestazione ho scritto il secondo articolo andando più a fondo e conducendo una ricerca più approfondita dalla nascita del codice Q ai giorni nostri. La fonte naturalmente è la ITU nella fattispecie le varie edizioni delle Radio Regulations edite appunto dalla ITU. Di tutto questo ci sono i riferimenti nell'articolo e ognuno può controllarne la veridicità. L'utima edizione di Radio Regulations è del 2012 e non riporta più nemmeno il codice Q.
Che il codice Q non sia obbligatorio da usarsi, specie in fonia dove è del tutto fuori luogo, lo avevo già scritto nell'articolo. La Recommendation ITU-R M.1172 che Giacomo cita, si intitola MISCELLANEOUS  ABBREVIATIONS  AND  SIGNALS  TO  BE  USED FOR RADIOCOMMUNICATIONS IN THE MARITIME MOBILE SERVICE, e al punto 2 recita: "The QOA to QQZ series are reserved for the maritime mobile service". Infatti nel mio articolo dicevo che i codici che ci riguardavano, secondo anche le Radio Regulations del 1990, erano quelli che andavano da QRA a QUZ.
Ovviamente non li ho messi tutti, altrimenti ci volevano una decina di pagine, ho messo quelli che sono tuttora i più usati, e ho scritto ben chiaro che talvolta il significato dato oggi a questi codici si discostava dall'originale significato di un codice nato per le comunicazioni marittime. Chiunque può confrontare il codice Q nelle RR del 1990 (http://www.itu.int/dms_pub/itu-s/oth/02/02/S02020000124505PDFE.PDF) con quello della Recommendation ITU-R M.1172 che si trova qui: https://www.itu.int/dms_pubrec/itu-r/rec/m/R-REC-M.1172-0-199510-I!!PDF-E.pdf (E già il fatto che si parli di Regulation nel primo caso e di Recommendation nel secondo ha il suo significato).
Si vedrà che le variazioni sono veramente poche e in ogni caso non cambiano sostanzialmente il significato del codice. Esempio: QRA?: nel 1990 il significato era "What is the name of your station?", nella Recommendation del 2014 è "What is the name of your vessel (or station)?" Si capisce che si è voluto indirizzare l'utilizzo del codice Q più per le comunicazioni marittime che per altre comunicazioni (previste invero dalle RR del 1990).
Ma in ogni caso la domanda chiede il nome della nave o il nome della stazione (radio), e la risposta si deve riferire appunto al nome della nave o della stazione radio. Voi come la chiamate la vostra stazione radio? Io con il nominativo che mi ha assegnato il Ministero, che mi identifica in tutto il mondo. QRZ? sia nel 1990 che nel 2014 significa "Who is calling me?" E voi che gli rispondete? Ti sta chiamando Giuseppe? Non credo proprio.
Risponderete col vostro nominativo, naturalmente. Non voglio dilungarmi oltre, né tantomeno giustificarmi. Ognuno può leggere i documenti proposti, e magari rileggere quanto ho scritto, e farsi la propria idea. Anche se la presente discussione sia una questione capitale o di lana caprina.
Con i migliori 73

Pier Luigi Anzini, IK2UVR

 

PostHeaderIcon Perplessità

Spett. Redazione,
ho ricevuto da alcuni giorni il n. 9 di RR e vorrei esprimervi alcune perplessità su punti che secondo me rappresentano un po' delle cadute di stile in una rivista peraltro sempre valida.
Il primo punto riguarda le pagg. 19/20/21 dove viene riportata integralmente ed in bella evidenza quella che viene presentata come "la lettera di stima e riconoscimento nei confronti dei radioamatori dell'ARI…"  dell'ex capo della Protezione Civile.
E' sufficiente una rapida lettura della lettera per rendersi conto che trattasi solamente di una lunga dissertazione volta a rappresentare il pensiero dello scrivente nel momento del commiato, presumibilmente tirata in centinaia di identiche copie ed inviata a tutte le associazioni presenti nella mailing list del dipartimento, dove i ringraziamenti di rito (così come l'inserto manoscritto) sono talmente generici da potersi egualmente applicare ad una associazione di radioamatori od a una qualunque bocciofila di paese.  Né mi pare di aver colto la parola "radioamatori" in alcun punto del testo.
Mi pare quindi un po' forzato il volerla vedere come un esplicito riconoscimento ed apprezzamento della nostra attività, e non mi è chiaro il motivo per cui la si sia voluta enfaticamente presentare come tale dedicandole ben tre pagine della parte iniziale della rivista. Forse qualcuno ha voluto dare una lustratina all'immagine dell'attuale dirigenza in tempi di rinnovi elettorali? Il secondo punto riguarda la pag. 108 dove compare l'elenco dei soci che ci hanno recentemente lasciato. Fino a qualche tempo fa tale elenco era affiancato da una nota redazionale in cui si specificava come, per non creare discriminazioni tra soci almeno al momento del trapasso, i riferimenti erano volutamente limitati al nome e fotografia degli interessati: una nota che ho sempre trovato ragionevole e condivisibile. Tutto bene, quindi, salvo che recentemente ho notato la scomparsa della nota ed al suo posto  la ripresa dell'italica usanza per la quale vi sono sempre alcuni "più uguali" di altri, meritevoli quindi di note commemorative "ad personam".
Senza nulla volerne ai radioamatori oggetto di commemorazione, personalmente trovo la cosa poco opportuna nei confronti degli altri colleghi e vi chiederei pertanto di voler ritornare alle precedenti abitudini.
Grazie per l'attenzione e comunque complimenti per il livello generale della rivista tuttora sempre interessante.

Mauro Pelissetti, I1PLX
Ruolo d'Onore ARI n. 798

 
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