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PostHeaderIcon Prefissi, suffissi e amenità varie                                       Cavarsela rispettando le regole

di Pier Luigi Anzini, IK2UVR


Se accendiamo il Packet Cluster e osserviamo per un po’ il traffico che passa ci rendiamo subito conto che in quanto a nominativi “barrati” le idee sono tante e ben confuse. Lì veramente regna l’anarchia più totale. Così capita di vedere transitare i barrati P, i barrati M, e fin lì nulla di strano, ma poi ogni tanto si vedono i barrati LH, i barrati J, i barrati QRP, recentemente i barrati FF: di tutto e di più. Ho cercato di andare a fondo al problema documentandomi in rete, qualcosa ho trovato, spesso non ho trovato oppure ho trovato notizie strane e contradditorie.

Cominciamo dall’inizio: chi assegna i nominativi radioamatoriali? In Italia è il Ministero per lo Sviluppo Economico (ex Ministero delle Comunicazioni, ex Ministero delle Poste e Telecomunicazioni), e lo fa sulla base di un’assegnazione di un blocco di prefissi da parte di un ente sovranazionale, che è la I.T.U., International Telecommunication Union. All’Italia, lo sanno anche i pomelli delle nostre radio, è stato assegnato tutto il blocco IAA – IZZ. Nel dopoguerra i Radioamatori italiani avevano tutti un unico prefisso, dalle Alpi al Canale di Sicilia: I1. C’erano poi gli I5 (Somalia) e gli I6 (Eritrea) fino a quando questi due Paesi sono rimasti sotto la giurisdizione italiana, e la Somalia ad esempio lo è stata per ben 10 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Solamente nei primi anni ’70 con l’avvento del C.A.P. e delle Zone Postali si è deciso di variare un po’ assegnando numeri diversi dall’1 e così, mantenendo il proprio suffisso, i Lombardi sono diventati I2, i Toscani I5, i Laziali I0, eccetera. Alle Regioni a Statuto Speciale come è noto, sono stati assegnati prefissi particolari, IX1 per la Valle d’Aosta, IN3 per il Trentino-Alto Adige, IV3 per il Friuli-Venezia Giulia, IS0 per la Sardegna e IT9 per la Sicilia. Sono stati inoltre assegnati i vari prefissi per le Isole: IA5, IC8, IM0, eccetera. Sempre in quegli anni ’70 è arrivata la Patente Speciale che consentiva di avere una Licenza anche senza la prova di telegrafia, limitata alle VHF e superiori. Per questo si è deciso di assegnare il prefisso IW ai titolari di Licenza Speciale, così come hanno fatto anche altri Stati, ad esempio la Spagna con EB, il Belgio con ON1, la Germania con DB, DC, DD e DG, la Francia con F1 e F4.

Di libera portabilità della Stazione non se ne parlava proprio, ad eccezione delle apparecchiature VHF o UHF. Per trasferire un apparato HF ci volevano permessi e carte bollate. Addirittura diversi decenni fa per ottenere la Licenza bisognava produrre una piantina della casa con segnata l’ubicazione della stazione radio.

In altri Paesi invece la politica adottata fu differente, più liberale. Per trasmettere da un altro Paese poi ci volevano permessi e lungaggini burocratiche, ma finalmente con la Raccomandazione CEPT T/R 61-01 (per tutti “la CEPT”), approvata nel 1985 e aggiornata più volte negli anni, fu reso possibile spostarsi con gli apparati nei Paesi sottoscrittori senza particolari formalità, per periodi di tempo non lunghi, variabili a seconda delle varie legislazioni nazionali (mediamente attorno ai tre mesi), naturalmente rispettando le leggi locali e le limitazioni relative alla propria licenza. Nel documento è chiaramente indicato come il Radioamatore ospite deve “uscire”, al punto 2.3: “Trasmettendo dal Paese visitato il possessore di licenza (radioamatoriale) deve usare il proprio nominativo nazionale preceduto dal prefisso del Paese visitato come indicato in Tabella 2 e Tabella 4. Il prefisso e l’indicativo nazionale devono essere separati dal carattere “/” (telegrafia) o dalla parola stroke (fonia)”. Tra le altre cose consultando appunto queste Tabelle allegate, si vede ad esempio che il prefisso nazionale dell’Italia è I, quello della Spagna è EA, quello del Portogallo è CT7, quello delle Azzorre è CT8 e quello di Madera CT9. Non è necessario aggiungere la call-area, con l’eccezione dell’Estonia, dove invece è obbligatoria. Sappiamo però che ognuno fa come gli pare perché se non è vietato allora è permesso, secondo le interpretazioni contingenti, e poi effettivamente se sono alle Canarie dire EA8/IK2UVR chiarisce subito che non mi trovo nella Spagna continentale ma appunto alle Canarie.

Anche gli stranieri in Italia dovrebbero preporre la sola I al proprio nominativo. Spesso c’è l’obiezione: “ma la Sardegna è un Country diverso dall’Italia quindi deve uscire IS0/…”. Vero, anche se non è previsto dalla CEPT, in un certo senso è tollerato ma non è obbligatorio. Però sappiamo quanto il DXCC permei la vita di tutti i Radioamatori, e la prima cosa che si apprende da novice è appunto il concetto di Country.

Già che ci siamo facciamo una precisazione: il Country è un’invenzione dell’ARRL per il suo diploma più famoso, il DXCC. All’inizio partecipare al DXCC consisteva nel collezionare QSL dai vari Paesi intesi come entità nazionali, poi, siccome esistevano anche le Colonie, si è dato lo status di Country anche ad esse, poi è stata tutta un’escalation di nuove entità, isole, isolette e scogli a malapena affioranti dal mare, enclavi ed exclavi, perfino dei palazzi (ONU NY, ITU Ginevra), pur di aumentare il numero di queste entità. Ma gli Stati Nazionali non sono certamente tenuti ad osservare le tabelle dell’ARRL quando assegnano i prefissi: li assegnano come aggrada a loro e tanti saluti se non riusciamo a capire al volo se un VP8 sta trasmettendo dalle Falkland oppure dall’Antartide o dalle South Shetland, o South Georgia o South Orkney. Anche l’Italia non fa eccezione: chi può dire se un IR0 sta facendo un’attività speciale o un contest dal Lazio o dall’Umbria o dalla Sardegna (che per l’ARRL è un Country diverso dall’Italia)? Lo stesso dicasi per le Stazioni di Sezione: IQ0 sono sia in Sardegna che in Lazio e Umbria. Non parliamo poi della Francia, la prima stazione francese che trasmetterà dalla Luna sarà probabilmente un TO o un TX.

Questo per quanto riguarda la CEPT, ma tra Stati non CEPT? Vi sono alcuni Stati che pur essendo non-CEPT aderiscono alla Raccomandazione di cui sopra: gli Stati Uniti, il Canada, gli eredi delle ex Antille Olandesi, il Perù, il Sudafrica, l’Australia e la Nuova Zelanda. Ma tra Stati Uniti e Canada è diffusissima la pratica di posporre il prefisso del Paese visitato anziché di anteporlo, es. K1ABC/VO invece del più corretto VO/K1ABC. Le ragioni sono per lo più di abitudine, laggiù hanno sempre fatto così, e il fatto di aderire alla Raccomandazione CEPT non li smuove più di tanto.

E adesso veniamo alle “dolenti note”: in Italia la libera circolazione degli apparati HF è conquista assai recente, di inizio secolo. Dopo un decennio abbondante nessuna normativa è stata emessa dalle Autorità preposte per regolamentare come è necessario proporsi in radio quando non si è nella propria abituale residenza. Infatti il Decreto del Presidente della Repubblica che liberalizza la trasferibilità degli apparati HF nulla recita a questo proposito, dice solo che al di fuori della sede l’attività (di radioamatore) può essere svolta con apparato portatile anche su mezzo mobile escluso quello aereo.

Per ovviare a questa carenza normativa, già nel 2006 l’ARI (cfr. RR 01/2006 pag. 19) aveva rivolto un invito ai propri associati ad uniformare gli indicativi di chiamata ad alcune linee guida. E’ un invito, naturalmente, e non un obbligo, ma noi tutti in quanto Soci ARI siamo moralmente obbligati a seguire le indicazioni della nostra Associazione, né più né meno di come siamo tenuti a rispettare i band-plan che come noto sono il risultato di una raccomandazione della IARU, di cui l’ARI è filiazione.

Ecco pertanto uno schemino che riprende e integra quanto già pubblicato sei anni fa (e regolarmente disatteso):

Il concetto è: se non siamo nel nostro QTH di residenza siamo in portatile, e non è significativo il tipo di alimentazione dell’apparato. Quindi anche se siamo nella casa al mare con alimentazione di rete siamo portatili come se fossimo in auto con l’apparato collegato ad una batteria.

Detto questo se operiamo all’interno della nostra call-area o della nostra isola o della nostra Regione a Statuto Speciale POSPORREMO la lettera P separata da una /. In caso contrario POSPORREMO il numero di call-area, o il prefisso dell’isola o della Regione a Statuto Speciale dalla quale siamo a trasmettere.

Perché non anteporre il prefisso? Perché siamo in Italia e non all’estero!

Facciamo qualche esempio:

IK2UVR/P se sono in Lombardia (IK2UVR/2 pur tecnicamente non errato è in realtà pleonastico)

IK2UVR/1 se sono in Piemonte o in Liguria

IK2UVR/IX1 se sono in Val d’Aosta

IK2UVR/IS0 se sono in Sardegna (e non IS0/IK2UVR come obietta qualcuno perché la Sardegna “è un Country separato” ) Abbiamo già visto come il concetto di Country sia “made in ARRL” e quindi non deve essere condizionante per altre realtà. E poi tutti i migliori software riconoscono il Country DXCC anche se il prefisso viene posposto anziché anteposto, come si diceva pocanzi a proposito degli Americani

Quindi prima viene il proprio nominativo e poi l’indicazione di dove si è. Ed è perfettamente inutile aggiungere una P per indicare la portabilità ad eccezione del primo caso perché c’è solo quella.

Pensate a che salto deve aver fatto qualcuno quando anni fa stavo facendo un’attivazione in portatile dalla Toscana e sono stato spottato come IK2UVR/P5: North Korea!

Se un Radioamatore Sardo opera dalla Sardegna main island sarà quindi IS0AAA/P,

se si trova alla Maddalena sarà IS0AAA/IM0

se è in Sicilia sarà IS0AAA/IT9

se è a all’Elba sarà IS0AAA/IA5

e così via

Facciamo una considerazione sui suffissi auto attribuiti. In Italia per lo più sono illegali. Quindi definirsi come IZ1ZZZ/QRP perché si trasmette con 5 Watt non è corretto. Non esiste un prefisso QRP. Idem per LH (Lighthouse, cioè faro): in questo caso poi LH è un prefisso della Norvegia e inserirlo nel proprio nominativo costituisce realmente un illecito. Il volume Etica e procedure operative per il Radioamatore chiarisce questo concetto: se ci si vuole identificare come stazione QRP non bisogna inserire una barra, ma uno spazio tra il proprio nominativo e la sigla QRP, quindi una chiamata CW sarà: CQ CQ IZ1ZZZ QRP AR. In fonia si potrà inserire un “QRP Station” o solo “QRP” dopo il nominativo, ma non trasmettendo il proprio nominativo stroke QRP. D’accordo, non è il Vangelo, però molti di noi farebbero bene a leggerlo e a correggere abitudini sbagliate se è il caso. A proposito di QRP, val la pena di rileggersi il codice Q perché anche lì se ne sentono delle belle, tipo “il QRZ” per indicare il nominativo di stazione (semmai è il QRA).

E sempre in tema di nominativo, occorre ricordare che il nominativo in Italia identifica la Stazione e non il proprietario, al contrario degli Stati Uniti ad esempio. Secondo la legislazione italiana se andiamo a trovare un collega OM e vogliamo operare la sua stazione radio, il call che dovremo usare sarà quello della sua stazione e non della nostra. Noi saremo i secondi operatori e spetterà a lui iniziare e concludere le trasmissioni. E’ un anacronismo, è vero, ma è legge dello Stato.

Se tutti quanti noi ci sforzassimo un po’ di più di seguire le regole, anche non scritte, del radiantismo, forse saremmo meno insultati dagli stranieri, con i soliti spaghetti-mafia-macaroni. E’ verissimo che anche gli altri non sono certo dei mostri di correttezza in radio, ma a far casino a 14.195 non ci sono Francesi o Tedeschi, giusto per fare un esempio.

HF Award Manager
Pier Luigi Anzini, IK2UVR/N2UVR