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PostHeaderIcon A proposito di ineccepibile moralità

Riceviamo da Giacomo Fabbri, I4FGG e volentieri pubblichiamo:

Ineccepibile moralità

Il nostro Statuto, pur dimostrando una vetustà continuamente messa a nudo dalla riluttanza di sempre più soci nell’applicarne buona parte dei contenuti, soci la cui unica e veniale colpa è in verità quella di non possedere un spirito sufficientemente allineato a quello dei radioamatori che cento anni addietro lo stilarono, resta comunque il nostro Statuto e fino a quando tutti insieme non decideremo di cambiarlo, va rispettato.

E’ bene ricordare che l’attuale stesura dello Statuto A.R.I. ricalca sostanzialmente l’ossatura di quello redatto al momento della fondazione della Associazione Radiotecnica Italiana nel 1927, la quale a sua volta riprendeva numerose norme già approvate dalle confluenti R.C.N.I e A.D.R.I., e che solo nel 1974, con la lungimirante visione della istituzione dei Comitati Regionali ed il cambio della ragione sociale dell’associazione, ha visto l’inserimento di corpose modifiche formali all’interno del suo articolato che nulla però hanno cambiato della originale sostanza.

Nel leggerne attentamente i vari articoli, sforzandosi di farlo con gli occhi di chi li ha scritti e magari animati dal loro stesso spirito, appare chiara la visione di Associazione a cui tendevano gli OM dell’A.R.I. fino alla seconda metà del secolo scorso: visione che, oggi come oggi, sembra smarrita.

Fatto questo doveroso preambolo, entro nel merito della questione che mi sta, e non sono solo, attanagliando da tempo: quando all’art. 6 dello Statuto leggiamo che una caratteristica imprescindibile per essere soci A.R.I. è l’”ineccepibile moralità”, che cosa intendevano i nostri lontani colleghi nello stendere l’atto del nostro concepimento?

Ineccepibile moralità? Se chiediamo al primo che passa, vi risponderà che è sinonimo di onestà, rettitudine; che è la qualità di chi va sempre a messa la domenica; di chi cede il posto ad una signora o di chi, invece, se ne sta pazientemente al suo posto, ma in coda ad una lunga fila; ad essere cattivi, uno che non è mai andato in galera …!

 

Ma se non c’è nessuno tra noi che, tamburo battente, ci possa dare una definizione soddisfacente di “ineccepibile moralità”, diamoci una mossa nel prendere alla mano il nostro vecchio vocabolario (Legge di Murphy) e cerchiamo di scoprire quale recondito significato celano queste due parole.

Ineccepibile: che non può essere messo in discussione

Moralità: essere conforme al complesso delle norme, delle consuetudini morali intese come regola di vita sociale.

Ora, se per un istante facciamo mente locale al momento in cui ognuno di noi ha presentato domanda di iscrizione, riaffiorerà alla nostra memoria che nessuno in effetti ci ha mai chiesto referenze, ci ha posto quesiti riguardo la nostra trasparenza, ha sguinzagliato investigatori in giro per chiedere di noi o, peggio, ha preteso l’esibizione del nostro certificato penale; no, dopo essere stati presentati da due soci amici, ci hanno fatto firmare un cartoncino rosso nel quale, tra le righe, dichiaravamo di aver preso visione dello Statuto sociale e di uniformarci alle sue disposizioni. Niente altro: in sostanza, nessuno ha preventivamente voluto sapere alcunché riguardo la nostra presunta “ineccepibile moralità”.

Viene quindi da pensare, rileggendo per bene l’art. 6, che la “ineccepibile moralità” non sia un indispensabile requisito necessario al socio per la sua iscrizione ma sia invece una vera e propria richiesta di impegno, un obbligo comportamentale, che graverà su ogni socio per l’intero tempo che rimarrà tale.

Questo apparente azzardo interpretativo sembrerebbe supportato dal contenuto del successivo art.9 quando dice” La domanda di ammissione a socio deve …. contenere l’esplicita dichiarazione da parte del richiedente di uniformarsi alle disposizioni…. nonché alle norme Statutarie ed alle deliberazioni degli Organi direttivi dell’A.R.I.” Come dire che all’atto dell’iscrizione ogni socio A.R.I. fa formale giuramento, sottoscrivendolo, di osservare sia le consuetudini intese come regola di vita sociale, le quali essendo scritte nello Statuto regolano l’intera associazione, sia di adeguarsi alle delibere degli Organi direttivi, nazionale e di sezione, senza tema di discussioni. L’ineccepibile moralità diventa per noi la capacità di tenere fede alla parola data.

La paziente lettura dello Statuto mi suggerisce anche che al socio non viene tagliata la lingua allorquando ha qualche cosa da dire (o da ridire): gli strumenti in esso contenuti per dare la necessaria voce ad uno o più soci sono tanti e comunque sufficienti a soddisfare qualsiasi loro richiesta, sia questa propositiva o ostativa.

Ora appare chiaro che nel momento in cui qualunque socio, per far sentire le sue presunte ragioni, trascurasse l’utilizzo di questi strumenti, i quali si debbono intendere esclusivamente interni la nostra comunità, per rivolgersi invece all’esterno di essa arrivando a “disturbare” Magistratura o Organismi di P.G., diventa un dato di fatto il venir meno al giuramento avvenuto al momento dell’iscrizione e con esso il tradimento alla promessa fatta di “ineccepibile moralità”, caratteristica indispensabile per l’appartenenza.

Morale: nello scorrere di questo ultimo anno sono successi fatti molto gravi che hanno portato il Direttivo a decisioni severe e pesanti nei confronti di alcuni soci; prima che ognuno di noi azzardi commenti in merito o di getto si schieri con l’una o l’altra parte coinvolta, consiglio vivamente l’attenta lettura dello Statuto, esercizio utile anche per capire su cosa a suo tempo ognuno di noi ha giurato. Tutto a giovamento della nostra, personale, “ineccepibile moralità”.

Giacomo, I4FGG