Message
  • Direttiva EU e-Privacy

    Questo portale utilizza i cookie per offrirti le migliori risorse tecnologiche disponibili. Continuando a visitarci senza modificare le tue impostazioni accetti implicitamente di ricevere tutti i cookies. Diversamente, puoi modificare le tue preferenze agendo direttamente sulle impostazioni del software di navigazione impiegato.

    Documentazione Direttiva e-Privacy

PostHeaderIcon L'Editoriale di Dicembre 2020

There are no translations available.

Stacchiamo l'ombra da terra
Gabriele Villa, I2VGW


Scrivo queste righe mentre, ancora una volta, e, forse, sempre di più si sta navigando a vista nel mare dell’incertezza. Sembra oramai che i confini del mondo siano circoscritti dentro un lockdown di parole. Parole d’ordine come mascherina (con le più svariate effe dell’omologazione corretta) contagio, coprifuoco, pandemia, vaccino. Non siamo immuni, nessuno è immune. Perché non ci può esser nessuno in grado di restare immune alla tristezza di questa situazione, nessuno che non patisca queste costrizioni con angoscia, nessuno che, almeno più volte al giorno, non sia coinvolto in qualche conversazione sul tema.

E’ il momento, è il tempo degli auguri certo. E li faccio a voi tutti e alle vostre famiglie con tutto l’affetto e l’amicizia di sempre perché la nostra famiglia, la famiglia dei radioamatori è talmente grande e variegata che c’è posto per l’amicizia, l’affetto e qualche volta anche per i piccoli litigi. altrimenti che famiglia sarebbe.



Possiamo decidere di trascorrere queste festività continuando a tormentarci per l’impotenza di non sapere affrontare, con mezzi adeguati, una situazione che ci lascerà nell’incertezza ancora per lungo tempo. Oppure possiamo cercare di reagire, di farci sentire e di sentirci vivi e reattivi anche attraverso la radio che è e sarà sempre, come tutte le passioni, il nostro rifugio, la nostra ancora di salvataggio. Per rimanere a galla, per non affondare nei rimpianti e impantanarci nelle reazioni stizzite o nella chiusura verso gli altri come se il mondo fosse fatto solo di untori.


La radio, dunque, ma anche la lettura, per esempio. Andando ad “annusare” in una qualsiasi libreria i titoli che più ci ispirano, che più ci potrebbero fare compagnia. Da quando sono direttore di RadioRivista, di tanto in tanto, come ben avete imparato a scoprire vi ho proposto libri. Alcuni tecnici, altri un po’ meno. Ma per questo mese di dicembre, dallo scaffale della mia personalissima libreria, ho voluto appositamente scegliere un libro che può vantare anche paralleli con la nostra passione, con la radio. Perché “Molte aquile ho visto in volo” è la storia struggente quanto coinvolgente di una passione, quella per il volo, che un caro amico come l’autore, Filippo Nassetti, ha voluto tessere per raccontare non soltanto l’esaltante quanto drammatica vicenda di suo fratello Alberto, ma anche quella di tanti altri piloti o aspiranti tali che in quel loro voler “staccare l’ombra da terra”, hanno legato a doppio filo la ragione stessa della loro esistenza, lo scopo della loro vita. Nelle pagine che seguono troverete la recensione che ho affidato ad una delle nostre firme, Andrea Borgnino.

Non lo so se questo libro possa considerarsi la classica strenna natalizia o il regalo che tutti vorrebbero sotto l‘albero ma so solo che è un libro che mi ha assorbito, coinvolto. Che mi ha fatto compagnia, una compagnia struggente ed emozionante anche e soprattutto in un periodo così difficile come quello che stiamo attraversando. Aggiungendo forse un pizzico di tristezza in più a questi momenti ma portando, riuscendo a far soffiare fra quelle pagine, anche una brezza di rivalsa, di riscatto. Per reagire con la determinazione dell’eroismo personale e riservato, come quello di alcuni protagonisti. Per combattere le battaglie più disperate e disparate e cercare di vincerle. Lottando almeno fino all’ultimo per un ideale. Per staccare quell’ombra da terra in questo caso. Ecco perché ho scelto di condivider con voi questo libro. Perché ci aiuti a riflettere, perché ci faccia da bussola per orientarci nel disagio di questi tempi. Per non perdere di vista l’importanza di riuscire ad avere un obbiettivo leale e pulito, per fare qualcosa di buono anche adesso in cui la resa incondizionata o la rassegnazione sembrano essere le uniche risorse che abbiamo a disposizione. Possiamo reagire senza sparare cannonate nel mucchio. Possiamo farcela con la forza delle nostre parole e delle nostre idee anche durante un semplice QSO con un amico che sta dall’altra parte dell’Oceano o a pochi chilometri di distanza. Seminando puntini di speranza che, al traguardo, come in quei giochi semplici di enigmistica, uniti si trasformano in un sorriso. In un messaggio di pace e di serenità.

Proviamoci.

Auguri, amici miei!

* Vicepresidente dell'ARI e Direttore di RadioRivista