Message
  • Direttiva EU e-Privacy

    Questo portale utilizza i cookie per offrirti le migliori risorse tecnologiche disponibili. Continuando a visitarci senza modificare le tue impostazioni accetti implicitamente di ricevere tutti i cookies. Diversamente, puoi modificare le tue preferenze agendo direttamente sulle impostazioni del software di navigazione impiegato.

    Documentazione Direttiva e-Privacy

PostHeaderIcon L'Editoriale di Settembre 2020

There are no translations available.

Quel feeling (o filo) Speciale
Gabriele Villa, I2VGW


Questione di feeling. Così cantavano Mina e Cocciante un bel 35 anni fa. Che c'entra direte voi? C'entra, c'entra, fidatevi, anche se più che feeling, nel caso specifico forse sarebbe più attinente scrivere: Questione di filo. Già, perché il nostro consueto appuntamento con lo Speciale Antenne (ben 23 pagine anche questa volta!) realizzato con il prezioso contributo dei nostri collaboratori potrebbe avere come logo un filo, un semplice pezzo di filo. Quel filo semplice e innocuo con cui, da Marconi in avanti, il popolo dei radioamatori si è inventato antenne di ogni tipo dalle quali far piroettare segnali in giro per il mondo.

Accrocchi improbabili a vedersi, ma precisi e puntuali nel far ascoltare la voce e i punti e le linee nitidamente, grazie alla perizia, all'ostinazione e alla fantasia di chi li aveva voluti assemblare e che, ancora oggi, con la medesima ostinazione sperimenta e, cosa ancora ancor più importante, come si rileva sfogliando queste pagine, vuole mettere a disposizione di tutti senza tenersi i risultati chiusi nel forziere ostile delle invidie e delle gelosie. Certo, certo, ci sono antenne con il filo ma anche senza filo, antenne di ogni genere e per tutte le tasche. Quad, Dinamica, parabole, direttive, verticali. Semplici che più semplici non si può, oppure "trappolate", per la gioia di chi vuole raggiungere determinati target ma anche incasinarsi un po' la vita.


L'ho scritto e non mi stancherò mai di ripeterlo: il nostro mondo è talmente bello e unico che c'è posto per la passione delle passioni e per la nicchia delle nicchie. Basta essere armati di buona volontà e animati da quella sana inquietudine che segna sempre e comunque, appunto, la rotta verso la direzione della Sorpresosità  (passatemi il neologismo) che significa, almeno secondo il mio personalissimo lessico sfoderato in questa occasione, appunto capacità di sorprendersi e di sorprendere ad ogni età. E qui mi riallaccio all'incipit di questo editoriale: feeling, questione di feeling. Le piccole o le grandi imprese bisogna volerle con tutta la forza, oppure sentirsele addosso, sentirsele scorrere tra le dita e nell'animo quando ci si pone mano. E l'autocostruzione, che sia di un'antenna o di un mobile per il ripostiglio di casa richiede questo prima di tutto. Richiede la voglia di fare, di provarla, di viverla questa voglia, prima ancora di mettersi all'opera per capire se quest'opera poi siamo realmente capaci di portarla a termine. Anche e solo con un pezzo di filo.

In buona sostanza, ciò che cerco di sottolineare in quest'occasione, è come la capacità di ingenerasi e di inventare riesca a superare ogni difficoltà. Dalla minima che sembra grande per chi non si è mai messo alla prova, alla massima per chi sa che può e potrà sempre più alzare l'asticella della sperimentazione e dell'inventiva. Mi piace ricordare una bellissima frase del presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf: "Se i nostri sogni non ci fanno paura  significa che non sono troppo grandi". Eccoci di nuovo alla casella di partenza, il feeling che diventa filo. E che diventa fil rouge di ogni nostra iniziativa, non tanto e non solo nel campo radioamatoriale, intendiamoci. In quest'ottica chi si mette alla prova, chi si mette in gioco ha sempre suscitato da parte mia la massima ammirazione. Per questo motivo non c'è un articolo di questo nostro Speciale che io non abbia letto con la voglia di imparare e di capire.

Non c'è una sola riga che non mi abbia fatto apprezzare il coraggio, sì il coraggio di questi nostri autori di impegnarsi e di metterci la faccia andando incontro a chissà quanti fallimenti, quante delusioni, quante amarezze, piccole o grandi poco importa, prima di raggiungere il risultato sperato. E poi, una volta raggiunto, ecco la loro voglia di mettere a parte altri di questo loro successo, di condividere questa gioia suggerendo ad altri il percorso da seguire per raggiungere quello stesso risultato ma con la strada spianata dalla loro esperienza. Non è generosità questa? Non è cavallerescamente nobile? Lo è. Lo è. Perché, in fondo, accordare un'antenna è come riuscire ad accordare la Vita. Dandole un senso. Dando tutto il nostro meglio per azzerare il Ros della banalità e dell'aridità.

* Vicepresidente dell'ARI e Direttore di RadioRivista